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orge

Scommessa per Bianca sul terrazzo


di Membro VIP di Annunci69.it Biancamante
27.10.2025    |    292    |    7 9.0
"— Altro che disciplinata, è una troia di lusso! E’ stata una stronza ed adesso possiamo vendicarci!— ansimò il ragazzo, spingendo durante il suo turno il suo cazzo fino in fondo alla gola..."
Devo fare una premessa, questo è un racconto che mi sarebbe piaciuto vivere nella realtà, a seguito di un vero lavoro di ampliamento del mio terrazzo. Ne seguirà un altro in cui si ribaltano le cose e sono i muratori a perdere la scommessa.

Durante il mese di agosto il terrazzo di Bianca non era solo un cantiere: era un campo di battaglia.
Non tanto per i lavori, che procedevano a ritmo serrato, quanto per la sua presenza costante, elegante e ossessiva.
Ogni mattina compariva in abito aderente, tacchi a spillo e occhiali da sole, attraversava la polvere come fosse la direttrice dei lavori.
— Ma vi sembra normale lasciare questi sacchi di cemento in giro? — sbottò un giorno, puntando il dito contro Carlo.
— Signora, se non li lasciamo in giro come facciamo a usarli? Li porto a dormire nel letto con me? — ribatté lui, masticando un panino.
Il giorno dopo, con la scopa in mano, gridò dal balcone:
— Guardate, la polvere mi ha rovinato i tappeti persiani!
Nino, il giovane, rise piegandosi:
— Allora domani lavoriamo scalzi, così magari non sporca.
Il tecnico, l’ingegner Bianchi, un tipo sempre preciso, venne fermato mentre posava il laser sul davanzale.
— Non poggi quell’aggeggio sul marmo, me lo graffia! — disse Bianca, gelida.
— Signorina Bianca, senza appoggio non posso rilevare. —
— Trovi un altro sistema, lei è il tecnico!
Il soprannome segreto tra i muratori diventò “la capa”.
Ma il colmo arrivò quando, trovando in giro secchi e frattazzi, li allineò in fila indiana:
— Così almeno non inciampate.
Carlo scosse la testa:
— Questa ci manda al manicomio.
Fu a pranzo, pane e salame sul terrazzo grezzo, che scoppiò la scintilla.
— Tanto entro agosto non ce la fate, — disse Bianca, fiera.
— E invece sì, — replicò Nino. — E se perdi ci servi da bere in mutande.
— Facciamo le cose fatte bene, — aggiunse Carlo. — Scriviamolo.
Il geom. Bianchi prese un foglio e lo compilò con rigore, ridendo sotto i baffi.
Bianca firmò convinta, certa della sua vittoria.
Il 25 agosto
I lavori erano conclusi. Piastrelle, ringhiera, tutto perfetto. Bianca rimase a bocca aperta.
La sera, durante la festa di fine lavori, Carlo tirò fuori il foglio ingiallito dal taschino.
Verbale di punizione
Oggetto: Penitenza della Signorina Bianca per errata previsione sui tempi di esecuzione lavori terrazzo.
Premesso che:
la Signorina Bianca, durante i lavori, ha intralciato gli operai con continue lamentele e ossessioni di pulizia; la medesima ha affermato che i lavori non sarebbero stati conclusi entro agosto 2025;i lavori sono stati ultimati in data 25 agosto 2025;
Si dispone quanto segue:
La Signorina Bianca servirà amari e caffè indossando unicamente tanga a filo e tacchi a spillo, rivolgendo formule di rispetto quali: “sissignore”, “comandi”, “come desiderate”.
Successivamente, la medesima si inginocchierà al centro del terrazzo assumendo la funzione di tavolino umano, coperta da tovaglia, atta a reggere bicchieri e bottiglie.
Al termine, la Signorina Bianca dovrà dichiarare: “Verbale eseguito, signori.”
Letto, approvato e sottoscritto:
Carlo, Nino, l’ingegner Bianchi
Bianca rise nervosa, ma si presentò come da verbale: solo tanga a filo e tacchi a spillo, un vassoio in mano. — Sissignore, il vostro amaro. — disse chinandosi davanti a Carlo. — Oh, finalmente un servizio degno! — rise lui, dandole una pacca sonora sul culo. Nino commentò: — Non avrei mai creduto di bere il caffè servito dalla “capa” in perizoma! Poi toccò al tavolino. Bianca si inginocchiò, coperta da tovaglia. Sopra, bicchieri e bottiglie tintinnarono. Nino picchiettò col dito. — Questo traballa. Serve un rinforzo. Pàff! Una sculacciata. Bianca sussultò. — Ahi! Carlo la imitò mollandole un’altra sonora sculacciata: pàff!
Poi anche tutti gli altri vollero fare lo stesso al culo di Bianca con sculacciate sonore che la fecero sussultare. — Così va meglio, adesso è più stabile. L’ingegner Bianchi sollevò un lembo della tovaglia, socchiudendo gli occhi: — Signori, il tavolino perde. Guardate come gocciola questa troia. Bianca era eccitata e fradicia, i suoi umori colavano sulle cosce, il trattamento tutto sommato non le dispiaceva affatto. — Allora bisogna asciugarla, — disse Nino, e si chinò a leccarla, aveva una lingua vogliosa ed assetata. Bianca gemette facendo boccheggiare fica e culo, e i bicchieri sulla sua schiena caddero sul pavimento.
— Si muove! — rise Carlo, — tavolino difettoso!
Ma la lingua insistente di Nino la faceva vibrare, le aveva aperto le chiappe con le mani e le stava leccando anche il buco del culo aperto e profumato. Bianca gemeva, ansimava, gridava. Finché un getto improvviso di umori vaginali bagnò il pavimento.
— Lago a terra! Confermato, perde davvero! — rise il giovane.
L’ingegner Bianchi, con tono da notaio, annunciò:
— Ragazzi, tappiamo i buchi, questa perde!
I pantaloni caddero. Uno dopo l’altro, gli uomini si ritrovarono nudi con i cazzi dritti e vogliosi di rifarsi su quella splendida donna che li aveva però trattati così male durante il lavoro, la presero in modo totale : bocca, fica, culo. Bianca gemeva senza più freni.
— Sissignore, sì… comandi… — ripeteva con voce roca, mentre Carlo le affondava un dito nel culo e Nino le afferrava i capelli e le spingeva in gola la cappella.
L’ingegner Bianchi, mentre la penetrava con foga, disse al giovane tecnico che la penetrava in bocca:
— Vedi? Perfino la capa sa stare al gioco. È la più disciplinata di noi.
— Altro che disciplinata, è una troia di lusso! E’ stata una stronza ed adesso possiamo vendicarci!— ansimò il ragazzo, spingendo durante il suo turno il suo cazzo fino in fondo alla gola della donna.
Bianca tossì ed ebbe un conato, ma non si tirò indietro. Il ragazzo le stava svuotando la sborra in bocca e lei accolse tutto, bevve avidamente lo sperma caldo, sollevando lo sguardo lucido:
— Sissignore….
Tutti le sborrarono addosso dopo averle tolto di groppa la tovaglia. Quando anche l’ultimo la inondò, Bianca restò inginocchiata a pecora, spettinata, il corpo coperto e grondande di sborra. Con fierezza solenne, disse:
— Verbale eseguito, signori.
Poi rise, accennando con un dito:
— E sappiate che nella mia punizione per voi, se aveste perso, vi avrei fatti spogliare e trasformati in sedie umane, mani legate dietro la schiena e vi avrei provato ognuno di voi sedendomi sopra di voi senza neanche il tanga…fino a farvi esplodere le palle..lodando chi mi avrebbe fatto godere con il cazzo duro e insultando chi ce l’ha moscio o piccolo.
Il terrazzo nuovo esplose in risate, applausi e brindisi!
Punizione per Bianca - la scommessa del terrazzo
Durante il mese di agosto il terrazzo di Bianca non era solo un cantiere: era un campo di battaglia.
Non tanto per i lavori, che procedevano a ritmo serrato, quanto per la sua presenza costante, elegante e ossessiva.
Ogni mattina compariva in abito aderente, tacchi a spillo e occhiali da sole, attraversava la polvere come fosse la direttrice dei lavori.
— Ma vi sembra normale lasciare questi sacchi di cemento in giro? — sbottò un giorno, puntando il dito contro Carlo.
— Signora, se non li lasciamo in giro come facciamo a usarli? Li porto a dormire nel letto con me? — ribatté lui, masticando un panino.
Il giorno dopo, con la scopa in mano, gridò dal balcone:
— Guardate, la polvere mi ha rovinato i tappeti persiani!
Nino, il giovane, rise piegandosi:
— Allora domani lavoriamo scalzi, così magari non sporca.
Il tecnico, l’ingegner Bianchi, un tipo sempre preciso, venne fermato mentre posava il laser sul davanzale.
— Non poggi quell’aggeggio sul marmo, me lo graffia! — disse Bianca, gelida.
— Signorina Bianca, senza appoggio non posso rilevare. —
— Trovi un altro sistema, lei è il tecnico!
Il soprannome segreto tra i muratori diventò “la capa”.
Ma il colmo arrivò quando, trovando in giro secchi e frattazzi, li allineò in fila indiana:
— Così almeno non inciampate.
Carlo scosse la testa:
— Questa ci manda al manicomio.
Fu a pranzo, pane e salame sul terrazzo grezzo, che scoppiò la scintilla.
— Tanto entro agosto non ce la fate, — disse Bianca, fiera.
— E invece sì, — replicò Nino. — E se perdi ci servi da bere in mutande.
— Facciamo le cose fatte bene, — aggiunse Carlo. — Scriviamolo.
Il geom. Bianchi prese un foglio e lo compilò con rigore, ridendo sotto i baffi.
Bianca firmò convinta, certa della sua vittoria.
Il 25 agosto
I lavori erano conclusi. Piastrelle, ringhiera, tutto perfetto. Bianca rimase a bocca aperta.
La sera, durante la festa di fine lavori, Carlo tirò fuori il foglio ingiallito dal taschino.
Verbale di punizione
Oggetto: Penitenza della Signorina Bianca per errata previsione sui tempi di esecuzione lavori terrazzo.
Premesso che:
la Signorina Bianca, durante i lavori, ha intralciato gli operai con continue lamentele e ossessioni di pulizia;
la medesima ha affermato che i lavori non sarebbero stati conclusi entro agosto 2025;
i lavori sono stati ultimati in data 25 agosto 2025;
Si dispone quanto segue:
La Signorina Bianca servirà amari e caffè indossando unicamente tanga a filo e tacchi a spillo, rivolgendo formule di rispetto quali: “sissignore”, “comandi”, “come desiderate”.
Successivamente, la medesima si inginocchierà al centro del terrazzo assumendo la funzione di tavolino umano, coperta da tovaglia, atta a reggere bicchieri e bottiglie.
Al termine, la Signorina Bianca dovrà dichiarare: “Verbale eseguito, signori.”
Letto, approvato e sottoscritto:
Carlo, Nino, l’ingegner Bianchi
Bianca rise nervosa, ma si presentò come da verbale: solo tanga a filo e tacchi a spillo, un vassoio in mano. — Sissignore, il vostro amaro. — disse chinandosi davanti a Carlo. — Oh, finalmente un servizio degno! — rise lui, dandole una pacca sonora sul culo. Nino commentò: — Non avrei mai creduto di bere il caffè servito dalla “capa” in perizoma! Poi toccò al tavolino. Bianca si inginocchiò, coperta da tovaglia. Sopra, bicchieri e bottiglie tintinnarono. Nino picchiettò col dito. — Questo traballa. Serve un rinforzo. Pàff! Una sculacciata. Bianca sussultò. — Ahi! Carlo la imitò mollandole un’altra sonora sculacciata: pàff!
Poi anche tutti gli altri vollero fare lo stesso al culo di Bianca con sculacciate sonore che la fecero sussultare. — Così va meglio, adesso è più stabile. L’ingegner Bianchi sollevò un lembo della tovaglia, socchiudendo gli occhi: — Signori, il tavolino perde. Guardate come gocciola questa troia. Bianca era eccitata e fradicia, i suoi umori colavano sulle cosce, il trattamento tutto sommato non le dispiaceva affatto. — Allora bisogna asciugarla, — disse Nino, e si chinò a leccarla, aveva una lingua vogliosa ed assetata. Bianca gemette facendo boccheggiare fica e culo, e i bicchieri sulla sua schiena caddero sul pavimento.
— Si muove! — rise Carlo, — tavolino difettoso!
Ma la lingua insistente di Nino la faceva vibrare, le aveva aperto le chiappe con le mani e le stava leccando anche il buco del culo aperto e profumato. Bianca gemeva, ansimava, gridava. Finché un getto improvviso di umori vaginali bagnò il pavimento.
— Lago a terra! Confermato, perde davvero! — rise il giovane.
L’ingegner Bianchi, con tono da notaio, annunciò:
— Ragazzi, tappiamo i buchi, questa perde!
I pantaloni caddero. Uno dopo l’altro, gli uomini si ritrovarono nudi con i cazzi dritti e vogliosi di rifarsi su quella splendida donna che li aveva però trattati così male durante il lavoro, la presero in modo totale : bocca, fica, culo. Bianca gemeva senza più freni.
— Sissignore, sì… comandi… — ripeteva con voce roca, mentre Carlo le affondava un dito nel culo e Nino le afferrava i capelli e le spingeva in gola la cappella.
L’ingegner Bianchi, mentre la penetrava con foga, disse al giovane tecnico che la penetrava in bocca:
— Vedi? Perfino la capa sa stare al gioco. È la più disciplinata di noi.
— Altro che disciplinata, è una troia di lusso! E’ stata una stronza ed adesso possiamo vendicarci!— ansimò il ragazzo, spingendo durante il suo turno il suo cazzo fino in fondo alla gola della donna.
Bianca tossì ed ebbe un conato, ma non si tirò indietro. Il ragazzo le stava svuotando la sborra in bocca e lei accolse tutto, bevve avidamente lo sperma caldo, sollevando lo sguardo lucido:
— Sissignore….
Tutti le sborrarono addosso dopo averle tolto di groppa la tovaglia. Quando anche l’ultimo la inondò, Bianca restò inginocchiata a pecora, spettinata, il corpo coperto e grondande di sborra. Con fierezza solenne, disse:
— Verbale eseguito, signori.
Poi rise, accennando con un dito:
— E sappiate che nella mia punizione per voi, se aveste perso, vi avrei fatti spogliare e trasformati in sedie umane, mani legate dietro la schiena e vi avrei provato ognuno di voi sedendomi sopra di voi senza neanche il tanga…fino a farvi esplodere le palle..lodando chi mi avrebbe fatto godere con il cazzo duro e insultando chi ce l’ha moscio o piccolo.
Il terrazzo nuovo esplose in risate, applausi e brindisi!
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